Asma, ridotte le riacutizzazioni

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Grazie ad anticorpo monoclonale

Di asma severo soffrono in Italia circa 10.000 persone, il 5-10% dei pazienti asmatici. Sono pochi pazienti ma con una pessima qualità di vita ed un pesante impatto socio-economico, visto che oltre ad usare farmaci e dover ricorrere all’ospedale, devono spesso rinunciare spesso all’attività lavorativa e scolastica e soprattutto che ogni crisi per loro può essere fatale. Molti sono infatti i giovani: uomini e donne, ancora attivi nel mondo del lavoro e nella vita sociale.
Per loro da oggi c’è una nuova terapia: si chiama mepolizumab, è un anticorpo monoclonale umanizzato che blocca l’infiammazione eosinofilica, causa delle continue esacerbazioni della malattia. Mepolizumab ha dimostrato negli studi clinici non solo di ridurre dell’84% la conta degli eosinofili nel sangue, e di conseguenza le riacutizzazioni in generale (-53%) e quelle che determinano ricovero in ospedale o visite al Pronto soccorso (-61%). Ha migliorato considerevolmente la funzione polmonare e ridotto della metà la dose giornaliera di corticosteroidi orali, che hanno un impatto pesante sulla qualità di vita dei pazienti, dovuto agli effetti collaterali: pensiamo soltanto all’incremento di peso, all’aumento della glicemia, e al rischio di sviluppare osteoporosi.
“L’asma severo – afferma il prof. Giorgio Walter Canonica, Responsabile del Centro di Medicina Personalizzata Asma e Allergie dell’Ospedale Humanitas di Rozzano – è una patologia invalidante che limita il paziente in qualsiasi sua attività. Diagnosticare con certezza e per tempo la malattia diventa dunque fondamentale per disegnare nel modo corretto la terapia e restituire al paziente una qualità di vita accettabile. Parliamo – prosegue il prof. Canonica – di una malattia eterogenea, costituita da diversi fenotipi, con specifiche caratteristiche cliniche e fisiopatologiche. Il tipo eosinofilo, per la quale è indicato appunto mepolizumab, è caratterizzato da un’elevata infiammazione, dovuta proprio dall’aumento di questi specifici globuli bianchi che determinano il rischio di riacutizzazioni. Alla base di questo processo c’è l’interleuchina 5, una citochina responsabile della crescita, differenziazione, attivazione e sopravvivenza degli eosinofili. Come agisce questo anticorpo monoclonale? Inibendo la trasduzione del segnale di interleuchina 5 e bloccando il processo infiammatorio, determinando una riduzione dell’84% degli eosinofili ematici entro 4 settimane dall’inizio del trattamento”.
Mepolizumab è frutto della ricerca GSK e il suo sviluppo, spiega Giacomo Curradi, Responsabile medico asma grave della multinazionale inglese: “è un esempio di come stia cambiando il percorso della ricerca dei farmaci. Grazie alla biotecnologia, possiamo infatti costruire il legame perfetto tra il farmaco e il suo bersaglio, cosa che non avviene con il farmaco chimico, il cui bersaglio è cercato attraverso la sperimentazione di migliaia di composti, fino a quando si trova quello a cui si lega, in modo più o meno specifico. Purtroppo quasi sempre il farmaco chimico si lega anche ad altri bersagli molecolari, provocando effetti indesiderati. La biologia opera invece in modo mirato sul bersaglio molecolare e la tollerabilità è l’espressione di questa specificità”.
Lo sviluppo di Mepolizumab è iniziato con i test clinici sul paziente con asma moderata/severa, l’indicazione comune dei farmaci antiasmatici. Ancora Curradi: “Nel caso specifico l’efficacia rilevata è stata però modesta. Per la sperimentazione successiva abbiamo quindi selezionato pazienti con asma grave e refrattario. L’efficacia aumentava sì, ma non era tale da giustificare il proseguimento dello sviluppo. C’era però un aspetto interessante in questi test: la natura del miglioramento clinico. Non si trattava di un miglioramento diffuso: solo per alcuni pazienti questo beneficio era netto e chiaro, vale a dire in quelli che presentavano eosinofilia e riacutizzazioni. In questo gruppo il farmaco trovava il suo bersaglio molecolare espresso al massimo e l’efficacia è risultata ottimale”.
“Mepolizumab – sostiene il dott. Claudio Micheletto, direttore UOC di pneumologia dell’ospedale di Legnago – rappresenta un investimento culturale per la professione: ci ricorda che l’asma non è tutta uguale e che la sfida cruciale per l’allergologia e la pneumologia è la fenotipizzazione dei pazienti. Solo attraverso la corretta diagnosi possiamo essere in grado di offrire, per tempo, la giusta terapia. Noi vediamo frequentemente pazienti che malgrado arrivino ad assumere il massimo dei dosaggi di steroidi inalatori, farmaci fondamentali per la cura dell’asma, hanno uno scarso controllo della malattia, tanto che siamo costretti ad arrenderci e utilizzare frequentemente corticosteroidi per via sistemica. Oggi per questi malati abbiamo una risposta concreta. Da molti anni – prosegue il direttore dell’UOC di Pneumologia dell’Ospedale di Legnago – non vedevo un’efficacia così elevata: gli stessi i pazienti che completavano il trial venivano a chiedermi di proseguire la terapia. La terapia è oltretutto mirata al mediatore fondamentale dell’infiammazione eosinofilica, l’interleuchina 5, in questo modo riusciamo a contenere gli effetti colletarali”.
“Per noi ora inizia una nuova fase – conclude Giacomo Curradi – quella del trasferimento di mepolizumab dalla ricerca alla medicina respiratoria italiana, un trasferimento che noi ci aspettiamo diverso dai precedenti, come diversa è la sua natura ed il suo profilo. Siamo nel 2017, ci stiamo avvicinando al 2020, la ricerca clinica è in fase di evoluzione e tra gli aspetti di maggior rilevanza vi è il progressivo avvicinamento tra ricerca e pratica, osservazione e sperimentazione, tra simulazioni scientifiche e vita reale. Oggi ogni esperienza di uso clinico di mepolizumab diventa anche un’occasione di ricerca, per aumentare le conoscenze da utilizzare per migliorare sempre di più il trattamento del paziente”.
La somministrazione del farmaco è estremamente semplice: un’iniezione sottocute ogni 4 settimane alla dose fissa di 100 mg, indipendentemente dal peso del paziente.

Nel video:

  • Claudio MICHELETTO
    Direttore UOC di pneumologia Ospedale di Legnago
  • Giorgio Walter CANONICA
    Responsabile Centro Asma e Allergie Ospedale Humanitas Rozzano
  • Giacomo CURRADI
    Responsabile medico asma grave GSK